Morto Albino Americo Mazzotta Artista del Cimitero

16 Novembre 2020
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A esequie avvenute la Misericordia dell’Antella comunica che venerdì scorso ha accolto, per l’ultimo viaggio terreno, dopo una lunga malattia, la salma dell’artista Albino Americo Mazzotta, uno degli artisti che ha contribuito ad arricchire il Cimitero Monumentale della Misericordia con varie sue opere nell’arco di oltre 20 anni.

I funerali trasmessi in diretta su YouTube sono stati presieduti da don Silvano Seghi, di Comunione e Liberazione, già parroco di San Salvi a Firenze.

È stato in assoluto il primo funerale trasmesso in diretta dal Cimitero Monumentale della Misericordia di Firenze. Sul canale della Misericordia dell’Antella è possibile vedere un estratto del funerale e riascoltare la profonda omelia curata da don Seghi.

Il Magistrato, grato per quanto Mazzotta ha contribuito con il suo ingegno e la sua arte manuale, non solo ad arricchire il Cimitero Monumentale, ma per aver contribuito ad avvicinarci e comprendere di più il progetto salvifico del Padre, nell’affidare la sua anima alla Misericordia di Dio porge le sue più sentite condoglianze alla Famiglia.

 

 

BREVE BIOGRAFIA DI ALBINO AMERICO MAZZOTTA

Nato a Collecchio in Provincia di Parma nel 1941, a questa cittadina e alla sua gente porterà sempre un affetto e una reverenza filiali trasmessogli dalla madre Vittoria, dalla zia Anna e dalla nonna Carla Romanini.

Frequenta le scuole elementari e medie a Pesaro e poi viene iscritto al liceo scientifico, perché il padre Vincenzo lo vuole ingegnere. Non è un buon studente, ma ha la fortuna di incontrare i professori Mariotti (disegno), Antonio Brancati (italiano e latino), Giaffrè (storia e filosofia, che gli comprerà un quadro) e Spinaci (disegno e storia dell’arte) che lo influenzeranno positivamente.

Nel 1960 vince per il suo liceo con un disegno titolato “fucilazione dei fratelli Bandiera”, il premio indetto dal Ministero della Pubblica Istruzione per il centenario dell’Unità d’Italia. È ospitato a Roma per una settimana in rappresentanza del suo Istituto. Al ritorno gli si impedisce di fare le ultime prove del terzo trimestre e viene rimandato a ottobre in quattro materie. Questo gli causò una forte depressione e crisi di tachicardia parossistica persistenti per più giorni, ed è solo per l’aiuto del nonno paterno (Preside di scuola Agraria) che riesce a dare gli esami di riparazione a Pescara, in altro istituto, dove poi darà l’esame di stato.

Sempre per la mediazione del nonno non entra in accademia militare, ma nemmeno alla accademia di Belle Arti come avrebbe desiderato, bensì ad architettura a Firenze. Gli anni pesaresi se erano stati duri sotto il profilo scolastico, erano stati per altro fruttuosi sotto il profilo artistico grazie a una buona tradizione che si incarnava intorno ai nomi di Baratti, scultore e ceramista, Gallucci, pittore e direttore della locale e famosissima scuola d’arte, Nino Caffè, Wuildi ed atri più giovani, quasi coetanei, come il pittore e ceramista Bertini.

Mazzotta mise in luce fin da giovane le sue doti artistiche. Dopo gli studi di architettura a Firenze, espose fin dal 1962.  La sua prima mostra si tenne a Pesaro alla Piccola Galleria Comunale, presentato da Vasili Bertoloni Meli preside dell’Istituto Magistrale pesarese. Nello stesso anno s’iscrisse alla Facoltà d’Architettura di Firenze

Di particolare rilievo il suo contributo all’arte sacra: dipinse e collaborò all’edificazione di 36 chiese e cappelle in Italia, in Polonia e in Kenya e numerose opere per il Cimitero Monumentale della Misericordia dell’Antella (Fi)

Nel 1965 espone alla Galleria Vigna Nuova di Firenze, grazie all’appoggio del suo professore di architettura Leonardo Savioli e dopo aver sostenuto un esame con Leonardo Ricci con una tesi su Le Corbousier, ottenendo la massima valutazione con lode.

Nel novembre 1966 a causa dell’alluvione di Firenze torna a Pesaro dove lavorerà con il padre a una ristrutturazione di un negozio di parrucchiera e all’arredo del ristorante Lo Scudiero, ricavato nelle cantine del palazzo Baldassini, dove esegue una pittura a muro usando pigmenti acrilici.

Dal 1968 al 1978 ha esposto molte volte a Firenze, a Prato, a Terni, a Brindisi, Sala Laurana nel Palazzo Ducale di Pesaro, alla Sant’Andrea di Parma e in tante altre città.

Nel 1981 ha un grave incidente mentre era alla guida di un vecchio motorino casca in un canale: impennando il motorino, riesce ad evitare la grata di ferro e la trave di cemento che la sostiene, ma è catapultato violentemente di faccia sulla sede stradale. Si sveglierà all’Ospedale di S. Maria Nuova mentre gli stanno ricucendo le ferite al volto.

L’episodio, in sé banale, si ripercuote sulla sua vita ponendogli dolorosi interrogativi e riflessioni. Torna dall’ospedale con dei disegni appena abbozzati su Ulisse che uccide i Proci. è

È l’inizio di un lavoro che si svolgerà nell’arco di nove mesi, fino al 1982; 14 tavole a sanguigna su carta gessata di cm 70×70 come attualizzazione del mito classico di Ulisse; recensita da Elvio Natali; l’opera sarà pubblicata sei anni dopo nel 1987, in occasione di una esposizione di altre opere nel catalogo della mostra, edito a cura della Galleria Spagnoli di Firenze.

Il Natale del 1982 Mazzotta è invitato, in modo del tutto inatteso e fortuito, da don Silvano Colombo, preposto di una nuova parrocchia a Redecesio, frazione nel comune di Segrate, nella periferia sud del milanese. È l’inizio di un avventura, passata attraverso la conoscenza  di tanti uomini che hanno a cuore l’ amicizia per l’Altro: Anna Monti restauratrice, Massimo Camisasca sacerdote,  fondatore della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo e ora Vescovo della diocesi  di Reggio Emilia e Guastalla,  Andrej  Tarkovskij  regista cinematografico e poi gli architetti Bruno Bartolucci, Francesco Baldi, Calogero Zuppardo, Angelo Molfetta, Luigi Cioppi, Maurizio Bellucci, gli scultori Gaetano Brugnano, Elena Ortica, Paola Ceccarelli, coi quali stabilisce nel tempo e in varie circostanze una stretta collaborazione.

In Polonia a Oswieçim (Auscwitz) in sei mesi dipingerà nella chiesa di S. Giuseppe lavoratore la storia di una Europa che passa al terzo millennio attraverso il sacrificio di due guerre “civili” e il martirio dei campi di concentramento nazisti e dell’occupazione sovietica.

In Kenya a Nairobi progetterà il pavimento della chiesa di S. Giuseppe e la statua di Maria; realizzerà il pavimento di 800 mq. e una cinquantina di figure con maestranze locali in seminato alla veneziana, con l’appoggio tecnico della ditta Nardo che dona il materiale; l’intera opera sarà realizzata in trenta giorni, con 12 posatori e ha per titolo “l’Eden”; riprende l’uso di stuoie decorate all’interno delle capanne dei pastori kenioti. Segue poi la scultura della statua della Vergine che verrà realizzata dallo scultore di origine ugandese e residente a Nairobi, Leonard Kateete.

Alcuni studenti di architettura a Firenze lo inviteranno a tenere delle lezioni sulle opere di Masaccio e del Beato Angelico e al Museo degli Uffizi negli anni 1991- 1993, di cui si ricorda una memorabile lezione sempre agli Uffizi tenuta con Massimo Camisasca in cui un giovane uditore, per ringraziare, improvviserà un concerto col suo violino in piazza della Signoria, sotto la loggia dei Lanzi.

Nel 2007 viene invitato da. Mons. Mauro Piacenza e da Mons. Carlo Chenis a tenere il laboratorio di progettazione iconografica al Master di Architettura, Arti Sacre e Liturgia presso l’Università Regina Apostolorum di Roma, che manterrà ininterrottamente fino al 2013.

Ha partecipato al Meeting per l’Amicizia fra i Popoli di Rimini di Comunione e Liberazione per tre anni, dal 1988, come pittore e decoratore.

Lo connotava la passione a tirar su le persone, aveva quello che si potrebbe definire il profilo del maestro artista di bottega, dal quale imparare i segreti dell’arte.

In queste circostanze Mazzotta dette vita ad una vera e propria “bottega” che rappresentava il suo grande desiderio di “fare scuola”, di trasmettere una esperienza ai giovani che volevano intraprendere la strada dell’espressione artistica. Il Meeting valorizzò questa intuizione mettendo a disposizione degli artisti volontari una pensione dove, oltre all’alloggio, c’era un adeguato ambiente per un lavoro in comune.

L’allestimento scenografico a cui Mazzotta ha collaborato durava una settimana: ora non ne resta più nulla. In realtà questo tempo di pre-meeting fu un momento di giudizio e di valorizzazione personale tale che ha accompagnato percorsi umani e artistici seguiti anche negli anni successivi, e la parola che molti evocano per ricordare Mazzotta è la parola “paternità”.

 

Elenco delle principali opere realizzate per la Misericordia dell’Antella
ed esposte perennemente nel Cimitero Monumentale

1997

Viene chiamato dallo studio Archingegno, Architetti e Ingegneri Associati di Firenze per progettare una vetrata dedicata ai Quattro Evangelisti. Il pittore si trovava a Palermo e l’incarico non poteva essere sotto valutato; casualmente si trova a passare per una via vicina allo Studio Iride e si accorge di alcuni libri gettati in un cassonetto della spazzatura, vede che sono libri vecchi, ne individua uno: Papini, ma prima che possa prenderlo è preceduto da una altra persona, a cui offre quello che aveva in tasca in cambio del libro, 5000 lire. Erano i Vangeli commentati da Papini dopo la sua conversione. Leggerli fu una folgorazione, la scoperta della attualizzazione senza rinunciare alla tradizione. Leggendo l’autore toscano esegue una vetrata commissionata dalla Venerabile Confraternita della Misericordia della Antella.

2001

Dipinge una vetrata dedicata a San Padre Pio da Pietralcina, che ritrae sorridente. È dipinta in un sol pezzo di vetro per 3mq, con la stessa tecnica delle vetrate di Francavilla. Progetta inoltre un cancello in vetro fuso e ferro con Veronica Leprai, che sarà realizzato da Roberto Alabiso a Palermo, dal titolo “l’albero della vita”.

2002

Progetta e coordina il monumento in pietra e bronzo dedicato a S. Manetto dei Servi di Maria in collaborazione con Paola Ceccarelli di Rimini e gli scultori trevigiani Elena Ortica, Gaetano Brugnano, conosciuti attraverso l’associazione il Baglio. L’opera celebra S. Manetto nato proprio all’Antella, ma essendo la santità riferita ai 7 amici, l’artista ha voluto nel piedistallo configurare sei pilastri di pietra forte stretti da una corda, come se ne trovano nelle campagne circostanti; ad esempio appena dopo S. Polo, sulla strada che porta a Greve in Chianti. Il monumento fu inaugurato da Mons. Ennio Antonelli Arcivescovo di Firenze.

2002

Esegue una vetrata dedicata alla Madonna del Rosario dipinta a gran fuoco con parti a rilevo in vetro fuso. Il lavoro è eseguito presso l’Opificio delle Arti di Palermo.


2003

Dipinge la vetrata dedicata all’Addolorata e ai Sette Santi di Monte Senario. L’Opera è realizzata a tessere di vetro dipinto a gran fuoco e legate a “tiffany” per cm. 200X120. Restaura, con l’Opificio delle Arti e i due giovanissimi Margherita e Vincenzo Zuppardo che si cimentano nella progettazione, una grande vetrata con rosone e i Santi Francesco d’Assisi e S. Caterina da Siena, danneggiate nella ultima guerra.


2004

Su incarico dell’ingegnere Stefano Capretti di Firenze progetta quattro vetrate per la cappella Biondi.

2005

Nella sede della Misericordia di S. Maria della Antella la Confraternita organizza una esposizione dei progetti e dei disegni dei lavori eseguiti da Mazzotta dal 1983.

2004

Progetta il mosaico “Fioritura della Carità”, dedicato a Santa Madre Teresa di Calcutta. L’opera di m. 2,70×2,35 è eseguita dal mosaicista Gaetano Costa di Alcamo, preparatosi alla Scuola di Mosaico di Monreale.


2006

Esegue una pittura murale di m.5×2,50 in monocromo a sanguigna dal titolo “noli me tangere”.

2011

Cimitero Monumentale della Misericordia di S. Maria della Antella dipinge altre quattro cappelle nella nuova ala del cimitero per 32 mq. facenti parte del ciclo dedicato ai Misteri del Rosario.

(scheda biografica, parziale, a cura del Giornalista Franco Mariani)

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